Forse te lo sei mai chiesto, stappando una bottiglia, da dove venga quel nome: SanLorenzo. Non è il nome di un borgo, non è quello di un santo protettore della vite. È il nome di un uomo. Un uomo che per tutta la vita ha inseguito un solo sogno: avere una terra tutta sua.
Si chiamava Lorenzo Ferretti. Nacque il 28 gennaio 1846 da Pietro e Caterina, una famiglia contadina alla Villa a Tolli, un piccolo borgo adagiato sulle colline sopra Sant’Antimo, in quella campagna montalcinese che ancora oggi odora di erbacce selvatiche e pietra calda.
Qui sotto, una pagina del registro delle nascite redatto a mano dal Comune. Prima del 1875 — anno in cui i moduli prestampati divennero standard in tutta Italia — ogni atto veniva scritto a mano dall’ufficiale di stato civile, riga per riga, su registri come questo.

Lorenzo Ferretti sposò Carlotta, di dieci anni più giovane. Ebbero sei figli, quattro femmine e due maschi: Guido e Settiminio, a cui Lorenzo avrebbe lasciato in eredità ciò che ancora non possedeva, ma che già immaginava.
Qui sotto, una pagina del registro delle nascite in formato precompilato, introdotto il 1° gennaio 1875 quando il Regio Decreto n. 2135 rese obbligatori i moduli standardizzati per tutti i comuni d’Italia. A differenza dei precedenti registri manoscritti, questi nuovi moduli erano dotati di colonne fisse e campi prestampati — nome, data, genitori, testimoni — lasciando all’ufficiale di stato civile il solo compito di inserire i dati. La firma di Lorenzo appare qui come prova che, a differenza della maggior parte dei contadini del suo tempo, sapeva scrivere.

Alla fine dell’Ottocento riuscì a comprare un piccolo appezzamento di terra chiamato Logarelli. Bramante, nipote di Lorenzo e nonno dell’attuale titolare Luciano Ciolfi, raccontava che quando Lorenzo prese possesso di quella terra c’era soltanto un ricovero per i maiali mandati al pascolo. Niente di più. Ma Lorenzo non vide miseria: vide il punto di partenza. In pochi anni costruì una casa, e all’inizio del Novecento la famiglia si trasferì lì, su quel pezzo di collina strappato al mondo.
Lorenzo morì nel 1916, a settant’anni. Si dice sia sepolto nel cimitero di Pieve Santa Restituta — quello che un tempo si chiamava Intistieti. Un nome antico, quasi dimenticato, che però non è davvero scomparso: è diventato uno dei vini più iconici di Montalcino. Anche Carlotta visse fino a settant’anni. Entrambi, per quei tempi, straordinariamente longevi.
A Rogarelli — così si chiama ancora oggi quella terra — la famiglia crebbe e prosperò. I figli ebbero i loro figli, i poderi si affollarono di voci e di lavoro. Finché Guido, figlio di Lorenzo e padre di Bramante e Giovanni, capì insieme alla moglie Teresa che era tempo di staccarsi. Quel podere era diventato troppo piccolo per contenere tutti i sogni che ci abitavano dentro.

Era il 1950. Guido e Giovanni presero una parte di Rogarelli, comprarono un terreno adiacente dalla tenuta di Argiano, e fondarono un podere nuovo. Lo chiamarono SanLorenzo: in onore del nonno che aveva iniziato tutto, che aveva comprato quella terra con le unghie e con la testardaggine di chi non ha altra strada.
Oggi, quando tieni in mano una bottiglia di SanLorenzo, tieni in mano quella storia. Tre generazioni di mani che hanno lavorato questa terra, e un nome che non è mai cambiato: quello di un contadino con un sogno ostinato, nato il 28 gennaio 1846 sulle colline sopra Sant’Antimo.

“Quando mio nonno Bramante mi raccontava di Lorenzo,
lo faceva sempre con quella stessa luce negli occhi.
Come se parlare di lui fosse già un modo di tenerlo in vita.
Spero che anche questa storia faccia lo stesso per te.”
Un caro saluto da Montalcino,
Luciano Ciolfi
SanLorenzo Montalcino
