Oggi imbottigliamo.
È un momento che arriva dopo un lungo percorso, fatto di anni in vigna e mesi in cantina, aspettando che il vino trovi lentamente il suo equilibrio. E poi, un giorno, è il momento. Molti di voi mi hanno chiesto come funziona davvero l’imbottigliamento, quindi oggi vi porto dentro questo processo, passo dopo passo.
Tutto parte dalle bottiglie. Arrivano vuote, su pallet, pulite e sterilizzate, pronte per essere riempite.
La pulizia che ci garantiscono i nostri fornitori in questa fase è essenziale, perché anche ciò che non si vede può influire sul vino nel tempo.

Il momento più delicato è il riempimento. È qui che il vino passa dal serbatoio alla bottiglia, e tutto deve essere fatto con grande attenzione, evitando ossigenazioni inutili e qualsiasi stress. L’obiettivo è semplicemente preservare esattamente ciò che il vino è diventato negli anni, senza alterarne l’equilibrio.

Se guardate bene una delle foto, potreste notare un piccolo manometro sul tappatore, accanto alla scritta Gai. Non è un dettaglio casuale. Misura la depressione che si crea all’interno della bottiglia nel momento della chiusura.
Prima che il tappo venga inserito, una valvola si apre per creare una leggera depressione tra il vino e il tappo. Questo passaggio è fondamentale per evitare che si crei pressione all’interno della bottiglia, che nel tempo potrebbe spingere il vino dentro il tappo e causare problemi. È un gesto tecnico, quasi invisibile, ma decisivo per la conservazione del vino.
Subito dopo il riempimento, la bottiglia viene chiusa. A Montalcino, il Brunello deve essere sigillato con sughero naturale, ma anche all’interno di questo requisito esiste una grande variabilità di qualità. Per i nostri vini scegliamo solo tappi di altissima qualità, certificati, per ridurre al minimo il rischio di difetto di tappo e proteggere il vino durante la sua evoluzione in bottiglia. Da questo momento in poi, la sua vita inizia in modo diverso.

Un altro aspetto che non si vede, ma che fa la differenza, è ciò che accade durante il riempimento. Tutto il processo avviene sotto azoto. La campana di riempimento è saturata con questo gas inerte, proprio per proteggere il vino dal contatto con l’ossigeno.
Un piccolo dispositivo scende dentro le bottiglie subito prima della tappatura, quello ha una doppia funzione: regola il livello del vino e, allo stesso tempo, aggiunge una piccola quantità di azoto. In questo modo, lo spazio tra il vino e il tappo non contiene aria, ma azoto.
Sono dettagli tecnici, è vero. Ma sono anche il modo in cui, passo dopo passo, cerchiamo di proteggere il vino da quello che potrebbe cambiarlo troppo presto. In fondo, anche questo è parte del nostro lavoro: accompagnarlo nel tempo, senza forzarlo.
Dopo l’imbottigliamento, il vino ha bisogno di tempo, ancora una volta. Non solo per riposare, ma anche per evolvere. L’affinamento in bottiglia gioca un ruolo importante, soprattutto per il Sangiovese, aiutando ad ammorbidire i tannini e a portare maggiore armonia nel vino.
I tannini sono un elemento fondamentale dei nostri vini, danno struttura e sostengono il suo grande potenziale di invecchiamento, quindi questa è una fase che prendiamo molto sul serio.
A Montalcino, il disciplinare del Brunello prevede un minimo di quattro mesi di affinamento in bottiglia, mentre non ci sono minimi per il Rosso. Noi preferiamo andare oltre. Affiniamo diversi mesi in bottiglia anche il Rosso per garantire che anche questo vino, certo più fresco e fruttato, abbia una prima evoluzione verso l’eleganza che tanto viene apprezzata nel calice. Il tempo, ancora una volta, fa parte del processo.

Oggi potreste notare che manca qualcosa. Le bottiglie non sono ancora etichettate. Questo passaggio arriva più avanti, più vicino al momento della commercializzazione, permettendoci di seguire il vino ancora un po’ prima di presentarlo.
L’imbottigliamento è spesso considerato una fase tecnica, ma per noi è anche un momento da condividere. In questi giorni, siamo tutti coinvolti. Io sono qui insieme a mia sorella e a Ivan, lavoriamo fianco a fianco. Diventa, in un certo senso, un momento di squadra che ci avvicina ancora di più a ciò che stiamo creando.
È il momento in cui il vino lascia le nostre mani e inizia il suo viaggio. Da qui partirà, verrà aperto altrove, sulla tavola di qualcun altro. Se vuoi venire a conoscer più da vicino dove nasce prende forma il nostro Sangiovese, vieni a trovarci in cantina. sarà un vero piacere accoglierti.
Dalla nostra famiglia alla vostra, i nostri più cari auguri di una serena Pasqua, con la speranza che una bottiglia di SanLorenzo possa trovare il suo posto sulla vostra tavola.
A presto,
Luciano Ciolfi
SanLorenzo Montalcino
