Il Settembre che aspettavamo!
C’è un momento dell’anno in cui tutto quello che abbiamo fatto nei mesi precedenti trova una risposta. La potatura d’inverno, le giornate passate tra i filari in primavera, l’attesa dell’estate: tutto si decide in poche settimane, tra la fine di agosto e settembre.
È la vendemmia, ed è il momento in cui ogni vignaiolo guarda il cielo più di quanto guardi la terra.
Quest’anno il cielo è stato dalla nostra parte. Settembre ci ha regalato giornate asciutte, calde ma mai eccessive, di quelle che portano l’uva a maturazione senza farla soffrire. Abbiamo raccolto il 24, 25 e 26 settembre: uva in buona quantità e di ottima qualità. Ve lo dico con la prudenza di chi fa questo mestiere da una vita, ma anche con un sorriso: sembra davvero che vada tutto per il meglio.

Un anno in vigna, stagione dopo stagione
Per capire una vendemmia bisogna tornare indietro di qualche mese.
L’inverno è stato piovoso, molto piovoso, fino a febbraio e marzo. È stata una fortuna, perché il terreno ha messo da parte ampie riserve d’acqua, che le viti avrebbero poi ritrovato nei mesi più caldi.
A marzo è arrivato il caldo, e le viti si sono svegliate prima del solito: il germogliamento è arrivato con 10-15 giorni di anticipo. Le temperature miti sono continuate per tutto aprile, e quell’anticipo ce lo siamo portati dietro fino alla fioritura, verso il 20 maggio, anche questa 10-15 giorni prima del normale.
Poi è arrivato un giugno caldissimo, davvero fuori dal comune. Con quel caldo le piante hanno rallentato, come fanno per proteggersi, e parte dell’anticipo accumulato in primavera si è perso.
Anche luglio e agosto sono stati mesi molto caldi, ma le viti non sono andate in stress. A luglio sono caduti circa 100 millimetri di pioggia, in due volte, e ad agosto altri 60 circa, sempre in due volte. Piogge arrivate al momento giusto, che insieme alle riserve dell’inverno hanno permesso alle piante di attraversare l’estate senza affanno.
Perché i vigneti sono rimasti verdi
In questi giorni ho fotografato tutte le nostre vigne, e se guardate le immagini noterete una cosa: le foglie sono ancora di un verde pieno, sano. Non è un dettaglio da poco. Significa che le piante non hanno sofferto il grande caldo che abbiamo avuto tra luglio e agosto, e nemmeno quello che è tornato a settembre.
Il merito, in buona parte, è della nostra altitudine. I vigneti di SanLorenzo si trovano a circa 500 metri, e a questa quota il caldo arriva più gentile. Di giorno le temperature restano più moderate, e soprattutto la notte l’aria si rinfresca davvero. Quella differenza tra il giorno e la notte è preziosa: permette all’uva di maturare con calma, conservando freschezza, acidità e profumi. Sono le qualità che poi ritrovate nel bicchiere, anni dopo.

Un clima che cambia, un territorio che risponde
Chi lavora la terra lo vede prima di chiunque altro: le estati sono più lunghe e più calde di un tempo, e le ondate di calore sono diventate la regola più che l’eccezione. Per la vite questo può voler dire maturazioni troppo veloci, uve che si “cuociono” sulla pianta, vini più pesanti e meno eleganti.
In questo scenario, l’altitudine è diventata una delle risorse più preziose che un vigneto possa avere. Salendo di quota la temperatura scende, più o meno di mezzo grado ogni cento metri, e quella che una volta era considerata una zona “fresca”, a volte persino difficile, oggi è un rifugio. Non a caso sempre più viticoltori, in Italia e nel mondo, guardano verso l’alto.
Montalcino, poi, è un territorio sorprendente. Pochi chilometri separano zone con altitudini, esposizioni e suoli molto diversi, e ognuna vive l’annata a modo suo. Per questo credo che il 2026 sarà un’annata molto diversa da zona a zona. Qui da noi, per il clima che abbiamo avuto e per la salute delle piante, sento di poter dire che Montalcino, la nostra versione di Montalcino, si è rivelata ancora una volta un’isola felice.

E adesso?
Adesso l’uva è in cantina e comincia la parte più silenziosa del lavoro. Ci vorranno anni prima di poter aprire una bottiglia di questa vendemmia, ma vi prometto che vi racconterò ogni passo.
Nel frattempo, se passate da queste parti, la porta di SanLorenzo è sempre aperta: vi porto volentieri tra le vigne a vedere con i vostri occhi quel verde di cui vi ho parlato.
Ti aspettiamo con piacere a SanLorenzo!
A presto, Luciano Ciolfi | SanLorenzo Montalcino
